Il minimalismo di Arvo Pärt

Il minimalismo di Arvo Pärt

Oggi per #musicarte voglio parlarvi e farvi conoscere il minimalismo. Esponente di spicco dei nostri giorni è Arvo Pärt, compositore Estone con doti minimaliste e ricercatezza del suono che sfociano nel sacro.

La particolarità di questo grande compositore consiste nel dettaglio, la ricerca di una cellula sonora minima per trovare la perfezione sonora, l’avvicinamento al divino.
Dopo un periodo di atonalità, decise di studiare il Barocco, il canto gregoriano e la musica medievale: questi studi gli permisero di affinare il suo stile che prevedeva l’eliminazione del superfluo, e di impiegare un’armonia semplificata (discostata da quella moderna – questa scelta costò molte critiche), che prevedeva soprattutto l’impiego due voci: una fungeva da accompagnamento, per lo più arpeggiata ed impostando una tonalità specifica, e l’altra da voce principale. Per le sue composizioni inoltre viene impiegata molto la voce umana.

Se vogliamo identificare con un termine il suo stile, possiamo definirlo “Il Tintinnabuli”, stile che ripercorre i suoni come fossero tintinnii di campane. Lui stesso dice di lavorare con pochissimi elementi, uno o due, e che le tre note di un accordo sono come campane.

 
 

Lavoro con pochissimi elementi – una voce, due voci. Costruisco con i materiali più primitivi – con l’accordo perfetto, con una specifica tonalità. Tre note di un accordo sono come campane. Ed è perciò che chiamo questo tintinnabulazione

Nora Pärt, la moglie del compositore, racconta che “Quello che lui voleva fare era sviluppare un nuovo orecchio; così ha rinunciato ad ascoltare qualsiasi altro tipo di musica. Voleva scoprire dentro di sé quella misteriosa sorgente e lasciarne sgorgare liberamente i suoni”. Nelle sue due linee melodiche risiede il massimo della trasparenza.

Egli stesso, riguardo al tintinnabuli, afferma che “(…) la prima melodia rappresenta i miei peccati, quello che sono io stesso, mentre la seconda voce è il perdono che mi viene concesso”. La ricerca a ritroso di uno stile musicale che cancelli il presente per ritornare al passato lo instilla tra quei mistici in grado di trovare il divino nel rumore del mondo. Una scelta che farei anche io. Vi lascio a Für Alina, brano composto dopo il lungo periodo di otto anni trascorso nel silenzio e nello studio di melodie gregoriane al pianoforte che fungevano da sapone per le sue orecchie. Buon ascolto.

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